LO SCARABOCCHIO

 

DALLO SCARABOCCHIO ALLA SCRITTURA

 

 

 

Per comprendere l’importanza dello scarabocchio è necessario conoscere il significato delle esperienze cinestetiche della prima infanzia. I movimenti del corpo possono essere attivi o passivi; le esperienze cinestetiche passive sono quelle nelle quali il corpo si muove senza essere impegnato attivamente nel movimento, come quando il bambino è cullato oppure trasportato in carrozzina; le esperienze cinestetiche attive sono quelle in cui il bambino è parte attiva, come quando agita le braccia o le gambe.

Il movimento è alla base dello sviluppo infantile, esso mette il bambino nelle condizioni di esplorare l’ambiente.

All’età di circa due anni il bambino cui viene data una matita comincerà a tracciare dei segni sulla carta essi sono eseguiti a caso, il bambino può anche guardare altrove mentre scarabocchia. Ma questa attività gli procura certamente piacere in quanto gli consente di esprimersi in modo diverso dal piangere. L’attività dello scarabocchio è universale, essa riguarda tutti i bambini, in quanto aspetto naturale dello sviluppo che riflette lo stato fisico e mentale.

Gli stadi dello scarabocchio

Possiamo individuare tre fasi nella evoluzione dello scarabocchio:

1.     Stadio dello scarabocchio disordinato. Il bambino mediamente comincia a scarabocchiare verso i due anni, i primi segni sono delle linee tracciate a caso. La matita può essere tenuta dritta o inclinata oppure tenuta nel palmo della mano o tra le dita; il bambino prende piacere dal movimento, per lui non si tratta di disegnare qualcosa di reale, lo scarabocchiare è una attività libera che non deve essere interrotta o soggetta alla direzione dell’adulto. In questa fase il bambino non ha controllo visivo dei suoi movimenti, finché non è capace di impegnarsi con i suoi bottoni non sarà capace di compiti visivi. I segni che lascia sulla carta possono andare in molte direzioni, molto dipende anche dalla posizione che assume, se disegna stando sul pavimento, o in piedi, o su un tavolo basso, come pure importante è il modo in cui tiene la matita.

Nel corso del secondo anno il bambino produce tracciati senza che si possa parlare di veri e propri atti grafici, si tratta per l’appunto di scarabocchi eseguiti sulla base di movimenti impulsivi cioè scariche motorie incontrollate che mettono in gioco l’insieme della muscolatura del braccio e che si traducono  in linee a zig zag o serie di cerchi che si sovrappongono. Il grafismo già all’origine esprime caratteristiche che rappresentano indizi della dominanza laterale.

C’è da notare che la grandezza dei movimenti riprodotti sulla carta è in rapporto con la grandezza del bambino. Muovendo il braccio, infatti, non riesce a superare i 25/30 cm, per cui i bambini in relazione allo sviluppo muscolare di questo stadio ripetono solo i segni più larghi.

 

Questo scarabocchio disordinato è stato eseguito da un bambino di 2 anni e mezzo  (Creatività e sviluppo mentale, Lowenfeld – Brittain)

 

2.     Scarabocchio controllato. Avviene quando il bambino scopre che c’è un rapporto tra i suoi movimenti ed i segni impressi sulla carta, mediamente dopo sei mesi dacché ha iniziato a scarabocchiare inizia il controllo visivo sui segni che traccia. A questo punto è in grado di sperimentare visivamente ciò che fino ad allora aveva fatto solo in termini cinestetici ed è totalmente assorbito da questa attività. Il coordinamento tra sviluppo visivo e sviluppo motorio incentiva il bambino a variare i movimenti; le linee possono essere tracciate orizzontalmente, verticalmente, circolarmente, più raramente si riscontrano puntini o piccoli schemi ripetuti che stanno a significare che il bambino ha staccato la matita dal foglio. In questa fase egli è in grado di abbottonarsi il cappotto; il coordinamento dei movimenti è una delle più importanti conquiste.

Il disegno in questa fase da atto impulsivo diverrà atto intenzionale ma la riproduzione del tracciato è ancora un atto fine a se stesso senza voler produrre qualcosa. Si tratta di un gioco funzionale che ha per conseguenza indiretta il perfezionamento di un automatismo e l’avanzamento del meccanismo di controllo video – cinestesico. Il primo controllo di dominanza cinestesica consiste nel frenare l’impulsività del tracciato e nel mantenerlo in un quadro spaziale definito. A partire dai primi tracciati il bambino creerà i suoi modelli, e il ruolo della cinestesi e del tono si integrerà con il controllo visivo.

A partire circa dai due anni e mezzo il controllo visivo si eserciterà in modo sempre più preciso ma il progresso del grafismo sarà possibile con l’evoluzione delle coordinazioni motorie; “i movimenti della mano e delle dita diventeranno sempre più dissociati, ciò che permette la miniaturizzazione del tracciato”[1].

             

Scarabocchi controllati eseguiti da un bambino di 3 anni (Creatività e sviluppo mentale, cit.)

 

3.     Il bambino dà un nome allo scarabocchio. Il pensiero del bambino è cambiato; il bambino comincia a connettere i movimenti con il mondo che lo circonda; è passato da un pensiero di tipo cinestetico basato sul movimento ad un pensiero immaginativo sulla base di figure. Se proviamo ad andare indietro con la memoria non arriveremo oltre al periodo “del nome allo scarabocchio”; è questo il momento in cui le linee cominciano a fondersi così da individuare il disegno di una persona.

Verso i tre anni il bambino riproduce la il cosiddetto “omino testone”, un abbozzo di figura umana, verso i quattro anni appare la curva che pure già esisteva in modo embrionale ma ora viene tracciata con più destrezza, a cinque anni è in grado di copiare un quadrato e la figura umana viene ritratta con maggiori dettagli.

Le conoscenze topologiche acquisite dal bambino nelle esperienze dei giochi motori saranno alla base del suo orientamento nello spazio e della acquisizione di corpo vissuto.

Di seguito un disegno dopo una esperienza di psicomotricità nella scuola materna.

 

 

 

Giacomo 4 anni e mezzo, disegno dopo un esercizio psicomotorio

Immagine che contiene calligrafia, Arte bambini

 

 

Educazione senso motoria

Partendo dall'organizzazione dei dati percettivi derivanti dai rapporti topologici, il bambino elabora i primi concetti di orientamento e le nozioni di verticale e orizzontale. All’inizio i personaggi che raffigura sono fluttuanti, esistono senza alcun riferimento spaziale. Tra i quattro e i cinque anni avvengono le prime preoccupazioni circa l’orientamento. Dai quattro anni e mezzo il bambino entra nel mondo della dimensione e diverrà capace di confrontare lunghezze e forme geometriche.

 Allo stadio prescolare, la priorità spetta dunque ad una attività motoria ludica, fonte di piacere, che permetta al fanciullo di perseguire l’organizzazione della sua immagine del corpo a livello del vissuto e di servire da punto di partenza alla sua organizzazione prassica in relazione con lo sviluppo delle sue attitudini di analisi percettiva”.[2]

Gli studiosi hanno individuato nell’esercizio e nello sviluppo motorio i fattori necessari all'evoluzione dell’atto grafico. L’esercizio inizia a livello dello scarabocchio e progredisce in modo sempre più controllato a scapito della spontaneità, poiché il progresso della scrittura richiede una serie di costrizioni e di adeguamento alle regole. La motricità generale si evolve a partire dall'educazione senso motoria, parallelamente alla maturazione del sistema nervoso, alla coordinazione dei movimenti, all’affinamento delle articolazioni delle dita e della mano.  Ma nell'evoluzione dell’atto grafico un altro aspetto risulta fondamentale: la fiducia in sé stessi, la cui mancanza porta a tracciati inibiti, tratti rimpiccioliti, segni di aggressività.

Piaget individua gli stadi principali dello sviluppo intellettivo (senso motorio 0-18 mesi, preoperatorio 18 mesi – 7 anni, operatorio concreto 7- 12 anni, operatorio formale dai 12 anni in poi) puntualizzando che essi sono continui e nessun bambino può saltare uno stadio, per cui ogni esperienza nuova si innesta sulle realizzazioni dello stadio precedente. Se Piaget, sulla base della osservazione dei bambini, si è interessato della regolarità dello sviluppo del pensiero e non delle differenze individuali, Freud ha indagato l’aspetto dei desideri, sensazioni e paure dei bambini seppure attraverso l’ascolto delle esperienze infantili descritte dagli adulti che riceveva in analisi. Nonostante gli studi successivi abbiano corretto certi aspetti della teoria freudiana, è fondamentale l’intuizione dell’importanza delle fasi di sviluppo della sessualità infantile e delle esperienze emotivo affettive che fanno capo alla energia biologica, fonte di ogni impulso fondamentale, sulla cui base si forma la personalità che può essere ostacolata da esperienze negative nell’infanzia. 

Secondo Dilissano, che ha dedicato allo studio del tratto una profonda ricerca, è importante esaminare lo scarabocchio sin dalla sua genesi valutando l’occupazione dello spazio del foglio; lo spazio pieno è da mettere in relazione a confidenza, espansività, estroversione mentre all’opposto si intuiscono retrazione, timidezza. Lo studio del tratto rappresenta una fonte di informazioni sulle condizioni psico affettive dell’autore. Il tratto può essere sicuro o all’opposto incerto, tremolante; il tratto fine, leggero si collega alla natura sensibile mentre un tratto premuto, o addirittura lacerante esprime potenziali energetici, vitalità in cerca di maggiore spazio; la continuità del tratto è indice di sicurezza affettiva, capacità di esprimersi, mentre tratti brevi, nervosi, rapidi sono segno di eccitabilità e impulsività.In generale l’occupazione dello spazio ampia con gesto curvo indica temperamento estroverso, proprio di natura allegra, espansiva, vitale che necessita contatti e relazioni con i suoi coetanei; viceversa, la traccia angolosa, il gesto inibito indicano temperamenti introversi”.[3]

L’atto grafico nel bambino piccolo e quindi lo scarabocchio è dunque espressione della maturazione delle abilità cognitivo-motorie nonché dello stato emotivo affettivo del bambino nel momento in cui disegna. Esso risulta però soggetto a variabilità in relazione alle esperienze soddisfacenti o deludenti, piacevoli o no, che il bambino attraversa anche nel corso di una stessa giornata. In questo contesto l’espressione grafica può essere rappresentativa di uno stato transitorio, e della condizione di provvisorietà in relazione alle mutevoli esperienze emotive è necessario tener conto.

 

 

 

 

Leonardo 4 anni e mezzo disegno di una figura umana e un gatto a sinistra, il colore è qui espressione della situazione emotiva ed esprime movimento, il bambino infatti è particolarmente attivo

 

Lo sviluppo del grafismo

Come abbiamo visto l’attività grafica del bambino è all’inizio regolata esclusivamente dalla cinestesia, verso i due anni e mezzo si affina il controllo visivo sulla esecuzione del tracciato e verso i tre – quattro anni disegna forme figurative e non figurative- Per Piaget tra i due anni e mezzo e i tre il bambino è capace di riprodurre modelli assenti – imitazione differita – questa acquisizione, contemporanea allo sviluppo del linguaggio, corrisponde all’attivazione della funzione simbolica.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disegno della famiglia – Giacomo 5 anni

Il bambino integra esperienze, stimoli, informazioni dell’ambiente esterno, acquisizioni personali che si uniscono nel proprio vissuto e costituiscono la base dello sviluppo cognitivo ed emotivo e della propria personale rappresentazione del mondo e del proprio sé individuale.  L’emergere della funzione di interiorizzazione va di pari passo con lo sviluppo della funzione simbolica che unirà al gioco funzionale, che ha permesso l’acquisizione di numerose prassie, il gioco simbolico, attraverso il quale il bambino crea un universo magico in cui reale e immaginario si mescolano. A partire da questo periodo, le relazioni affettive e la posizione del bambino all’interno della famiglia diventeranno sempre più complesse.

Il ritratto della famiglia rappresenta la fotografia della situazione degli affetti e delle relazioni primarie nel vissuto del bambino e dal punto di vista grafico fornisce informazioni sullo stato dello sviluppo. Indicazioni sull’utilizzo dello spazio, sull’impronta che il bimbo lascia sul foglio e quindi sul tipo di tratto che lo contraddistingue sono preziose informazioni sulla maturazione cognitiva ed emotiva.

 

 

 

 

Giacomo 7 anni anche il disegno della famiglia si è evoluto e i ritratti parentali forniscono maggiori dettagli e caratteristiche dei personaggi

 

Immagine che contiene testo, Arte bambini, disegno, calligrafia

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Come afferma Nicole Boille, psicologa e grafologa, il bambino da questo momento disegna esprimendo il suo mondo interiore e il suo modo di interpretare la realtà. Il suo lavoro può essere valutato sotto diversi punti di vista. Sul piano prettamente grafico: gestione dello spazio, qualità ed energia del tratto, modalità formali e strutturali; sul piano ideativo: tipo di racconto, scenari e personaggi. Sul piano creativo/espressivo: libertà, esuberanza, o al contrario inibizione o stereotipia.

Per cui raccomanda attenzione e sensibilità da parte di chi si occupa del mondo dell’infanzia: “Quando un grafologo si applica ad analizzare la scrittura di un bambino che inizia la scuola, è importante che possa esaminare numerosi scarabocchi e disegni precedenti o contemporanei alla scrittura”.[4]

Attraverso lo scarabocchio possiamo seguire lo sviluppo del bambino. In un primo momento connesso principalmente con l’attività motoria, il bambino passa da un soddisfacimento legato all'esperienza di movimenti cinestetici a quello del controllo visivo delle linee tracciate e infine al rapporto di tali linee col mondo esterno e immaginativo. Tra i quattro e i cinque anni si notano le prime precisazioni circa l’orientamento che riguardano il posizionamento delle figure in rapporto agli oggetti esterni, in questo stesso periodo il personaggio raffigurato viene considerato in piedi se è rappresentato con la testa in alto, sdraiato se è rappresentato orizzontalmente. A partire dai rapporti topologici il bambino accederà alla percezione delle forme geometriche. In questo passaggio l’esplorazione tattile associata ai movimenti dello sguardo ha una importanza assai rilevante, forse “più grande dell’esperienza grafica, la quale non farà che tradurre, con qualche dilazione, ciò che è stato sperimentato a livello sensorio-motorio…la percezione del volume (percezione stereognosica) non può essere che il risultato della manipolazione e …l’informazione tattile viene prima di quella visiva”.[5]

La scelta nell’utilizzo dei colori nella esecuzione del disegno può essere importante in relazione all’ associazione con il mondo psichico del bambino, anche se ci sono studi con pareri discordanti e secondo alcuni studiosi, la scelta del colore soprattutto nelle prime fasi sembra essere consequenziale all’ordine con cui sono distribuiti sulla tavolozza[6].

Il colore come elemento del processo dello scarabocchio ha una funzione essenzialmente esplorativa e l’uso di particolari colori può essere messo in rapporto diretto con la disposizione fisica dei colori più che con problemi emotivi particolarmente profondi”.[7]

Solo quando il bambino entra nel periodo in cui comincia a dare un nome allo scarabocchio desidererà usare colori diversi per indicare differenti significati.

I lavori di J. Ajuriaguerra e della sua équipe, con la messa a punto delle scale grafometriche, hanno permesso di individuare l’esistenza di tre fasi che segnano lo sviluppo della scrittura dall’apprendimento alla fase adulta: precalligrafica, calligrafica, post-calligrafica.  L’apprendimento del modello grafico è pienamente raggiunto in genere intorno agli 11 anni e in seguito la scrittura si personalizza diventando una caratteristica esclusiva dello scrivente.

Nicole Boille indica l’esercizio e lo sviluppo motorio come fattori di crescita del grafismo. L’esercizio inizia con lo scarabocchio e si sviluppa nell’apprendimento scolastico con una serie di abitudini scrittorie che implicano anche costrizione con il seguire determinate regole. La motricità si evolve in parallelo con l’esercizio ed è in relazione con la maturazione neurofisiologica complessiva rafforzata dallo sviluppo psicomotorio generale che consente sia la tonicità e la coordinazione dei movimenti che lo sviluppo della motricità fine delle dita e della mano. La scrittura, aggiunge Boille, viene influenzata dalle condizioni affettivo sociali in cui vive il bambino e Ajuriaguerra suggerisce al grafologo che si pone ad osservare la grafia infantile, di tener conto non solo dei dati tecnici ma anche del quadro complessivo della situazione scolastica e psicologica.[8]

Quindi l’educazione psicomotoria deve essere considerata come educazione di base, in quanto condiziona tutti gli apprendimenti prescolari e scolari che non possono essere fruttuosi se il bambino non è giunto a prendere consapevolezza del proprio corpo, a lateralizzarsi e a situarsi nello spazio, a controllare il tempo, e se non ha raggiunto una sufficiente capacità nella coordinazione dei suoi gesti e movimenti.

Fino a cinque anni, gli aspetti motori e cinestetici restano ancora dominanti essendo prevalenti sugli elementi visivi e topografici (J. Le Boulch). Secondo Ajuriaguerra questa prevalenza è da mettere in relazione con la dominanza laterale la cui stabilità si organizza intorno ai sette/otto anni.

Attraverso l’elaborazione dei dati percettivi il bambino perviene all’orientamento e alla sua organizzazione nello spazio in quanto luogo abitato dal corpo vissuto, come gli studiosi ci dicono:

le esperienze sensoriali veicolano le prime abilità cognitive.

 

Giacomo 7 anni la figura umana viene rappresentata con maggiori dettagli e la lateralizzazione è completata il bimbo è mancino ma non trova grandi difficoltà nella scrittura a parte l’utilizzo della penna cancellabile che certo non si addiceva a chi utilizzando la mano sinistra copriva il tracciato che andava scrivendo appunto cancellandolo

 

 

Il bambino di sette anni è appena entrato nello stadio delle operazioni concrete (Piaget) e dispone di un insieme di regole che gli consentono di entrare in un nuovo rapporto con ciò che lo circonda; è ormai a conoscenza che lunghezza, massa, peso e numero si mantengono costanti malgrado le modificazioni dovute alle apparenze esterne, per cui riesce a produrre l’immagine mentale di una serie di azioni rendendosi conto che concetti come “più scuro” o “più pesante” non si riferiscono necessariamente a qualità assolute ma a un rapporto tra due o più oggetti. E’, quindi, "in grado di ragionare contemporaneamente sul tutto e sulle sue parti e sa disporre ordinatamente gli oggetti secondo una dimensione quantitativa (come la grandezza o l’altezza). In breve, ha appreso alcune regole fondamentali capaci di aiutare il suo adattamento all’ambiente”.[9]

Nell’ambito delleducazione senso-motoria e delleducazione-rieducazione al senso grafico, sono interessanti e produttive di risultati positivi le varie metodologie a mediazione artistico-corporea che utilizzano strumenti e tecniche in grado di sviluppare la persona non servendosi esclusivamente del linguaggio verbale. Queste discipline integrano il linguaggio grafico – pittorico – plastico con altre espressioni artistiche come la musica o la danza, per liberare da stati di ansia e stress e sono quindi consigliate come approccio ad una educazione completa dell’individuo di cui la capacità del gesto grafico rappresenta un aspetto, nell’ambito di una multidisciplinarità che si pone verso il bambino in una prospettiva globale. [10]

 



[1] J. Le Boulch; Lo sviluppo psicomotorio dalla nascita a sei anni, Armando ed., pag. 113

[2] J. Le Boulch, op.cit., 159

[3] N. Damini Dilissano, Il tratto bambino appunti sul tratto in età evolutiva, Lo scarabocchio, Trieste, febbraio 2014, pag. 6-7

[4] N. Boille, Il gesto Grafico gesto creativo, Conseguenze educative della psicocinetica nell’età prescolare, pag. 172

[5] J. Le Boulch, op. cit., pag. 153

[6] Studio di Alschuler e Hattwick tenta di mettere in relazione i disegni di circa 150 bambini dell’asilo con il loro comportamento con l’assunto che i bambini espongono nei disegni le loro esperienze emotive. Altri studi hanno mosso però degli appunti a queste conclusioni – A. L. Corcoran, R. F. Biehler – ritenendo che la pittura a questo livello è più un approccio meccanico che emotivo

[7] W. Lowenfeld, W. Lambert Brittain, Creatività e sviluppo mentale, pag. 120

[8] N. Boille. Op.cit., pag. 200

[9] P. H. Mussen - J J. Conger – J. Kagan, Lo sviluppo del bambino e la personalità, Zanichelli, 263

[10] Il modello dell’arteterapia integrata, Valeria Salsi, Seminario AGI

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