Appunti
Pedagogia scienza della formazione e Grafologia disciplina
che studia la persona attraverso la scrittura -
Dal ‘700 in poi la Pedagogia ha percorso
un cammino di distacco dalla tradizione che la legava in maniera subordinata alla
filosofia, assumendo una nuova fisionomia e autonomia in virtù del contatto con
altre scienze umane come l’antropologia e la psicologia e con l’affermarsi del
metodo sperimentale, acquisendo l’aspetto di una scienza dell’educazione che si
confronta con i problemi reali dei processi educativi. Di seguito due autori
che amo ricordare tra molti altri che hanno rappresentato un momento importante
nella innovazione pedagogica.
Con John Dewey (1859-1952) - professore
prima all’Università di Chicago poi alla Columbia University di N. York - la
pedagogia inizia un cammino come scienza della formazione; la vita sociale del
fanciullo è il motivo unificatore di tutta l’educazione secondo il principio
che si impara operando. Il bambino con i suoi interessi occupa il ruolo centrale
del processo educativo; “la scuola – scrive Dewey – deve rappresentare una vita
reale e vitale per il fanciullo quanto quella che egli conduce a casa”,
“l’educazione stessa è un processo di vita e non educazione alla vita”.
J. S. Bruner (1915-2016) professore
alla Università di Harvard e direttore del Center of Cognitive Studies scrive “Dopo
Dewey – il processo di apprendimento nelle due culture” dove riprende in esame
le idee di Dewey e il suo ottimismo pedagogico alla luce dei cambiamenti
introdotti dai mutamenti avvenuti nel corso degli anni in cui “una serie di
dottrine rivoluzionarie e di avvenimenti catastrofici è venuta a trasformare lo
spirito stesso della ricerca”. Bruner ritiene che Dewey abbia sottovaluto la
speciale funzione dell’istruzione come introduttrice a nuove prospettive. La
scuola non deve solo assicurare una semplice continuità con la società: essa è
“quella particolare comunità in cui si fa l’esperienza di scoprire le cose
usando l’intelligenza ed in cui ci si introduce in nuovi e mai immaginati campi
di esperienze”. Con J. Bruner, “Dopo Dewey il processo di apprendimento nelle
due culture” 1961, “Il Conoscere” 1964, l’attenzione si sposta agli aspetti
cognitivi, all’educazione dell’intelletto, con “l’invito a tornare alle sorgenti
sempre vive dell’intuizione e del sentimento, alle suggestioni della mano
sinistra” (Marco Manno)
Nel settembre 1959 sotto la
direzione di Bruner si erano riuniti a Woods Hole circa trentacinque
scienziati, tra cui pedagogisti, psicologi, matematici, biologi, fisici, con lo
scopo di determinare quali potevano essere i processi più idonei a trasmettere ai
giovani contenuti e metodi delle scienze. In quella sede vennero affrontati quattro
temi fondamentali: il ruolo della struttura dell’apprendimento, l’individuazione
dell’età adatta all’inizio dell’apprendimento, la natura dell’intuizione,
l’interesse per l’apprendimento e le vie per cui esso può essere stimolato approfondendo
quale può essere il modo migliore per aiutare l’insegnante nello svolgimento
del suo compito.
Nei circa sessant’anni che ci
separano da quell’evento sono intervenuti cambiamenti che hanno modificato sostanzialmente
la nostra società. Le nuove tecnologie della informazione e della comunicazione
in questi ultimi decenni hanno svolto un ruolo di estremo cambiamento nei
processi educativi. Le tecnologie hanno prodotto un incremento delle conoscenze
e degli strumenti di apprendimento e introdotto un ripensamento nello svolgimento
del rapporto educativo, con il passaggio dalla lezione frontale al digitale, in
particolare a partire dai momenti di emergenza covid.
Oggi nella società complessa in
cui ci troviamo compito della pedagogia è organizzare i metodi più adatti
affinché le persone acquisiscano strumenti e mezzi di semplificazione della
realtà che sta intorno, in questo contesto essa si caratterizza come educazione
per tutta la vita.
La grafologia come individuazione
delle caratteristiche della personalità attraverso lo studio della scrittura rappresenta
uno strumento di indagine e un supporto al servizio della scienza pedagogica.
La grafologia considera il gesto
scrittorio in quanto proiezione dell’attività neuromotoria, rappresentativa
dello stato dell’individuo al momento in cui scrive. Essa si basa sull’elaborazione
di teorie e tecniche che le sono proprie, ha per oggetto lo studio della
personalità, del comportamento e della psicologia del profondo, esaminate
attraverso la produzione grafica del soggetto (N. Boille “Il gesto grafico,
gesto creativo”).
Ognuno di noi impara a scuola un
modello calligrafico uguale per tutti, poi con il tempo il gesto scrittorio si
automatizza con proprie personalizzazioni, distaccandosi dal modello appreso e
proiettando nella scrittura modo di essere e vissuti individuali. Le
problematiche emotive, con le caratteristiche acquisite dal vissuto infantile –
adolescenziale e dal patrimonio biologico, influiscono sull’area motoria del
cervello e quindi sui nostri comportamenti. Queste caratteristiche si rivelano
nel gesto scrittorio, in quanto comportamento neurofisiologico: che si trasmette dal cervello alla mano,
organo effettore ultimo, attraverso un complesso e perfetto meccanismo di
stimolo-risposta neuro-muscolare.
La scrittura è quindi una traccia
unica esclusiva del soggetto scrivente, per questo la grafologia che ne esamina
le caratteristiche rappresenta un supporto diagnostico al servizio di altre
discipline come pedagogia, sociologia, medicina.
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