Ania Teillard

                                                      

Ania Teillard - Mendelssohn (1889-1978) è stata allieva di Jung e di Klages, ha lavorato con Pulver, è stata in contatto con tutte le varie influenze nell'ambito della grafologia europea. Per lunghi anni ha lavorato come psicoanalista e nello stesso tempo come grafologa approfondendo il legame tra psicologia analitica e grafologia. 

"La graphologie basée sur la psychologie analytique" -  edizione francese 1952 riedizione 21 settembre 2018 e Pub

L'autrice espone il procedimento seguito nello studio grafologico e realizza questo manuale, un supporto didattico per l'esame delle scritture analizzate secondo le categorie di Crépieux Jamin, con esercitazioni che rinviano alle scritture riportate in l'"L'ame e l'écriture", altra sua fondamentale opera. Prima di iniziare con l'esposizione della tecnica descrive la teoria che sottende alla disciplina grafologica da lei seguita, alla cui base ci sono i suoi studi di psicologia intorno alla costituzione del pensiero individuale.

La grafologia è lo studio del carattere attraverso la scrittura. Essa fa parte delle scienze dell'espressione che dimostrano come ogni movimento della vita interiore si traduce in una ripercussione più o meno forte nella nostra vita organica, attraverso atti più o meno ampi, Quando il bambino apprende a scrivere, egli si impegna ad imitare più fedelmente possibile il modello imposto. Tanto che deve prestare attenzione al tracciato delle lettere e delle parole, la sua scrittura resta costretta, esitante. Diciamo che il tracciato è inorganizzato. A partire dal momento in cui l'automatismo è divenuto sufficiente da liberare l'attenzione, la costrizione fa spazio alla spontaneità e una certa libertà del gesto appare nell'atto di scrivere. Il grafismo prende un andamento più personale per via delle deformazioni volute o inconsapevoli che lo scrittore fa subire al modello calligrafico. La scrittura è organizzata. Queste trasformazioni del modello costituiscono, allo stesso titolo dell' espressione del viso o della gestualità, una nuova mimica capace di riflettere la vita interiore dello scrittore e i suoi sentimenti abituali. Ma, mentre l'andatura, la voce, l'espressione della fisionomia sono fuggitivi, la scrittura, successione di gesti impressi, costituisce un  documento che si può esaminare con agio, questo ha permesso di dire a Pierre Janet (neurologo, psicologo, filosofo, psichiatra francese, contemporaneo della Teillard): la scrittura è il film della sensibilità registrata dallo scrittore stesso.

Alla base dello studio grafologico deve esserci la conoscenza della psiche, e la Teillard dichiara l'importanza degli studi di Klages, Jung, Freud in quanto hanno aperto un campo di ricerca nuovo nella psicologia individuale.

Quindi, prima di ricercare il carattere attraverso la scrittura, è indispensabile conoscere, almeno in grandi linee, la struttura della psiche, discernere le qualità innate da quelle acquisite, le manifestazioni del nostro inconscio da  quelle della nostra vita cosciente. Conscio e inconscio si compenetrano nell'atto dello scrivere e  spesso anche si contrastano. In effetti noi possediamo con chiara consapevolezza l'immagine anticipata della scrittura che vogliamo produrre (che Klages chiama il Leitbild). Prima ancora di abbozzarne il tracciato noi ce la rappresentiamo grande o piccola, impressionante o discreta, armoniosa o chiassosa, ecc. Tuttavia, altri tratti: barre delle t violente, tratti ineguali, gambe inesistenti, finali raggrinzite, ci sfuggono malgrado noi e si mischiano al disegno che vogliamo formare. C'è un divario tra ciò che noi vogliamo e quello che possiamo. La differenza non gioca sempre nella direzione voluta. L'inconscio che fa traboccare la nostra penna crea anche il ritmo della nostra scrittura che, coscientemente, saremmo incapaci si ottenere o anche di migliorare. Che cos'è dunque questo inconscio che scappa al nostro controllo? Si tratta di uno strato vasto e profondo della nostra psiche, ignorato dalla nostra ragione, ma la cui attività continua senza sosta sotto la superficie della coscienza. Si può rappresentare lo psichismo sotto differenti forme. A questo scopo viene tracciata la descrizione dei seguenti principi generali come espressi nella psicologia del dottor C. G. Jung. La psiche umana non è un tutto omogeneo. Noi non conosciamo che una delle sue parti: la coscienza. L'altra, molto più vasta, ci è rivelata sporadicamente per via di certe manifestazioni della vita quotidiana, come i sogni, l'intuizione improvvisa, gli atti mancati secondo Freud (pronunciamo una parola per un'altra, o tracciamo una lettera al posto di un'altra). 

Il conscio

Il centro del conscio è l'Ego, l' Io personale o individuale (che non bisogna confondere con il Sé, o l' Io superiore). Questo Io personale è cosciente di certe situazioni, pensieri, sentimenti, ricordi già sperimentati, ma non rappresenta, come in genere si tende a crederlo, lo psichismo nella sua interezza. Esso è indispensabile all'armonia dello psichismo. Diviene nefasto solo quando predomina, per egoismo, egocentrismo, avidità insaziabile. In una evoluzione spirituale riuscita diviene il servitore del Sé (o Io superiore), al quale cede di più in più il posto. Quando l'Io cosciente non è un potere di sintesi sufficiente, la personalità si dissolve, si frammenta nelle sue differenti parti, come si può osservare in certe malattie mentali. Privati del controllo dell' Io, i fenomeni psichici continuano a dispiegarsi ma in stato caotico. Una parte cosciente della nostra psiche, quella che è in rapporto diretto con l'esterno è la nostra personalità apparente o Persona. Persona è la maschera portata dagli attori della tragedia antica. Intendiamo per Persona l'insieme delle misure grazie alle quali l'individuo si adatta al mondo, il carattere  quale appare agli altri e all'individuo stesso. Essa è in gran parte formata dall'ambiente, l'educazione, i concetti sociali e religiosi. Ma il personaggio esteriore non rappresenta la totalità della psiche, perché questa comprende il conscio e l'inconscio. L'inconscio può trovarsi in opposizione sorprendente con la maschera sociale cosciente. Queste opposizioni creano discontinuità e nevrosi. Si rivelano chiaramente dalla analisi dei sogni. Graficamente le scritture artificiali (per esempio la scrittura tipo Sacré-Coeut, n. 114 del Lessico) o certe scritture commerciali sono l'immagine fedele di una persona ben costruita. Ma inevitabilmente, come detto, certi tratti (per  esempio le ineguaglianze) sfuggono al controllo del conscio e rivelano tendenze inconsce.

Scrittura persona






L'inconscio 

La parte incosciente della psiche comprende due strati, che spesso si sovrappongono e spesso anche si compenetrano: 



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l'inconscio personale e l'inconscio collettivo.

L'inconscio personale è fatto da tutte le acquisizioni dell'individuo nel corso della sua vita, non trattenute dentro la coscienza, tutto quello che egli ha dimenticato o rimosso, cioè tutto quello che l'individuo ha escluso dalla sua mente, come se fosse troppo doloroso o incompatibile con i suoi desideri coscienti. L'inconscio accompagna costantemente il conscio, ed ha delle reazioni compensative e complementari. Tutti gli elementi del carattere deboli o insufficienti nel personaggio esteriore esistono nell'atteggiamento incosciente che gli fa da contrappeso. Tutte le qualità eccessive nel conscio saranno compensate nell'inconscio da una qualità contraria. Così, una persona estremamente molto combattiva può essere, nella sua interiorità, esitante e timida. L'uomo attivo e forte nella sua vita professionale è spesso sottomesso a sua moglie e sua figlia. In realtà l'uomo non è né totalmente buono né totalmente cattivo. Egli porta necessariamente in lui l'ombra del suo lato visibile. Tutti i tratti apparentemente contraddittori del carattere si esprimono nella scrittura. Non ci sono d'altra parte confini netti tra conscio e inconscio e gli elementi di quest'ultimo si sforzano costantemente di affiorare fino alla soglia della coscienza. 

L'inconscio collettivo è la fonte da cui procede il dinamismo della vita psichica o Libido. Impieghiamo questo termine, non nel senso freudiano di energia sessuale, ma nel senso più vasto di energia psichica, senso che include tutte le possibilità di espressione e di realizzazione dell'individuo. La libido è allo stesso tempo istinto, aspirazione, funzione, sogno, azione. Varia in intensità, direzione, obiettivi. Le sue fluttuazioni fanno credere a un accrescimento o diminuzione del suo potere costruttivo, ma in realtà varia solo la sua direzione. La sua quantità in un dato soggetto resta costante. La libido è il principio creatore della vita. Anima i disegni e gli atti del conscio. L'opera d'arte, la scoperta scientifica, il successo negli affari non sono che prodotti di questa energia psichica. Essa si esprime in tutte le nostre azioni. La scrittura lo registra nella intensità e nelle direzioni della pressione della penna, la dimensione e la forma delle lettere, insomma da tutti i dettagli del grafismo. Come possiamo riconoscere queste tendenze?  Dove si trova la correlazione tra il movimento fissato nella scrittura e il movimento interiore della libido? Questa correlazione è di ordine simbolico. 

Il simbolismo nello spazio. Basandosi sul principio che tutti gli elementi psichici dell'inconscio si proiettano all'esterno e partendo dalla correlazione sensi-espressione la Teillard cita due leggi del filosofo Keyserling:

1° Ogni senso ha e deve avere una espressione; 2° Questa espressione deve essere correlativa ai sensi.

Nel momento in cui scriviamo ci poniamo nello spazio del foglio che in questo caso rappresenta l'universo, in cui ci stiamo muovendo, ogni movimento grafico è simbolico del nostro comportamento nel mondo e del nostro atteggiamento verso noi stessi. Ogni immagine, ogni rappresentazione di un dato concreto o astratto si inscrive, per noi, nello spazio non a caso ma secondo un simbolismo arcaico e archetipo sentito da noi. Per applicare queste concezioni di base alla grafologia, dividiamo schematicamente lo spazio dove si sviluppa la scrittura in cinque zone:

il centro, zona dell'Io personale o individuale

l'alto, dominio dello spirito

il basso, dominio della materia

la destra, simbolo dell'azione e del futuro

la sinistra, simbolo del passato e delle forze conservatrici

Il significato associato a ciascuna di queste zone è universale. Lo troviamo nella mitologia, nell'arte poetica o nella pittura, nelle antiche scienze divinatorie come nella espressione del linguaggio corrente. Tutto ciò fa parte del nostro inconscio collettivo e noi lo sentiamo senza aver bisogno di spiegarlo.



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